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Venerdì 10 dicembre, alle ore 11.30, presso l'Aula Magna Dipartimento Urbanistica, via Micheli 2 Firenze.
Negli ultimi anni si è riproposto un fenomeno di grave disagio abitativo che si credeva ormai debellato: la formazione, ai margini delle nostre città, di insediamenti abusivi, baraccopoli, edifici occupati, dove si attesta la nuova povertà urbana.
Nel passato, l’esclusione abitativa è stata identificata in larga parte con la condizione dei “senza dimora”, figure sociali segnate da percorsi di vita particolarmente pesanti e sfortunati. Questa componente è tutt’altro che scomparsa, ma l’area del disagio estremo si è affollata di figure e situazioni che hanno reso anche questa parte della popolazione estremamente differenziata al suo interno.
In particolare sono comparse figure in cui a una relativa povertà economica si affiancano altri elementi: forme di discriminazione (che hanno segnato largamente la condizione degli immigrati), situazioni di precarietà più o meno temporanea che riguardano il lavoro, la situazione familiare, la rete di relazioni.
E’ però l’immigrazione è il punto in cui più sono visibili le nuove condizioni di povertà abitativa. La condizione di svantaggio nell’accesso alla casa degli immigrati riguarda ogni grado della loro condizione economica e del loro inserimento sociale. Il dato più eclatante, però, riguarda l’incidenza della componente immigrata nelle situazioni di più acuto disagio, fino all’esclusione conclamata, e il fatto che queste situazioni riguardino non di rado anche immigrati che hanno un qualche lavoro e un qualche reddito. Un’idea del carattere inedito e delle dimensioni di questo fenomeno è fornita da due dati: l’incidenza di situazioni di homelessness tra gli immigrati, e la comparsa di insediamenti illegali nelle grandi e medie aree urbane, abitati in larga parte da immigrati di recente arrivo. In questo nuovo quadro in cui componenti significative dell’immigrazione sono coinvolte in fenomeni di emarginazione ed esclusione sociale, emerge un rischio specifico che riguarda in modo particolare i nuovi arrivi. Oltre a questi, vi sono poi persone appartenenti a minoranze (come i Rom rumeni), oppure emigrate per ragioni umanitarie (profughi e richiedenti asilo).
Le risposte istituzionali ai nuovi fenomeni di povertà urbana oscillano oggi tra ossessione legalitaria e soluzioni emergenziali. L’esito di questo approccio è che il problema centrale, e cioè quello degli insediamenti precari e delle condizioni in cui centinaia di famiglie vi abitano, scompare a vantaggio di interventi eccezionali di tipo assistenziale o di ordine pubblico.
La Fondazione Michelucci, per conto del Dipartimento politiche sociali e di solidarietà della Regione Toscana, svolge dal 2007 una ricerca sui luoghi, le persone sui luoghi e le persone che costituiscono la mappa degli insediamenti precari in Toscana. All'aggiornamento qui sotto allegato va aggiunto il report sugli insediamenti di rom e sinti, pubblicato nella pagina sotto indicata.
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